Auto-organizzazione: un equilibrio tra caos e ordine eccessivo

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A tanti di noi piace il film Matrix. Le macchine che hanno controllo su tutto alla fine perdono questo loro potere. Un controllo così ben pianificato e così perfetto non ce la fa a impedire l’emergenza dell’umano che vuole scoprire e cambiare la sua realtà e si ribella contro il sistema che lo imprigiona.

Io credo che queste macchine intelligenti perdano perché pensano che l’umano è controllabile come sé stesse. È anche la situazione di tanti “capi” di oggi che ancora vogliono controllare la loro organizzazione aziendale come se fosse una macchina. Una macchina sofisticata, ingegnerizzata perfettamente per fornire prodotti perfetti.

Le macchine si possono controllare ma i sistemi viventi no. Le macchine sono prevedibili, hanno un insieme di funzioni e comportamenti limitati e di fatto se li conosciamo bene e se sono fatti bene, non ci sorprendono: sono gestibili, sono “sotto controllo”. Si può dire la stessa cosa di una persona che in continuo percepisce, pensa, agisce, cambia?

È da tempo che vogliamo che le organizzazioni siano flessibili e adattive come organismi viventi ma finora abbiamo saputo trattarle solo come macchine.

Abbiamo già cominciato ad analizzare il problema discutendone gli aspetti generali. In questo post scendiamo nel dettaglio: quale struttura potrebbe rendere un’organizzazione più flessibile e più adattabile?

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Blockchain: come sapere se “lei” è quella giusta

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Il numero di blockchain disponibili sul mercato è in costante aumento, ogni giorno riceviamo mail di partecipazione a ICO o un invito a provare l’ultima blockchain… Ma quali sono le caratteristiche di una blockchain? Come scegliere quella più adatta al proprio scopo?

Una volta determinato il caso d’uso e compresi i motivi per cui la blockchain apporti un reale vantaggio al proprio sistema, arriva il momento di scegliere quale blockchain utilizzare.

Mentre alcune blockchain hanno caratteristiche simili, altre differiscono molto: la scelta quindi non è scontata e una non vale l’altra. Come per l’adozione di qualsiasi software è necessaria una valutazione.

In questo articolo ragioniamo su quali siano alcuni dei principali requisiti da tenere in considerazione per la selezione della blockchain più opportuna al proprio contesto di applicazione, quali ad esempio utilizzi finanziari (scambio di criptovaluta) o per il tracciamento di eventi (supply-chain, notarizzazione di documenti).

L’analisi riguarda le macro aree:

  • Requisiti sulla criticità del servizio
  • Requisiti sui dati
  • Requisiti su prestazioni e integrazioni
  • Costi

Requisiti sulla criticità del servizio

È necessario tenere ben presente il contesto business in cui si opera domandandosi quale sia il livello di criticità del servizio erogato, ad esempio situazioni potenzialmente pericolose per l’uomo o per la natura, i ricavi economici legati al servizio, o ancora implicazioni legali. Continua a leggere

DevOps, non solo strumenti ma soprattutto persone

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La trasformazione digitale è un processo che le aziende devono attraversare per poter mantenere un vantaggio competitivo in un contesto in cui il mercato è sempre più mutevole. Gli approcci di gestione dei sistemi IT tradizionali, basati su silos aziendali, risultano oramai inadeguati di fronte alle esigenze di cambiamenti frequenti in tempi molto stretti.
Queste sfide, in aggiunta al fatto che i sistemi informativi diverranno sempre più complessi, spingono le organizzazioni a una presa di coscienza per poter affrontare una situazione che rischia di diventare ingestibile.

Proprio per questo, sempre di più le organizzazioni italiane stanno cercando di accogliere i principi DevOps all’interno del proprio ecosistema IT. DevOps è una metodologia riconosciuta a livello internazionale ed è la combinazione di due termini: Development (le attività di sviluppo) e Operations (la messa in produzione di quanto realizzato dagli sviluppatori). Il nome incarna un’esigenza di maggior collaborazione e coinvolgimento tra gli uffici, entrando quindi in forte contrapposizione al modello a silos, dove ogni reparto tende a procedere “per conto proprio” o addirittura a discapito degli altri.

Secondo la nostra esperienza, DevOps presenta molteplici definizioni, a seconda del punto di vista che si vuole enfatizzare: Continua a leggere

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Dal prodotto ai servizi: l’innovazione secondo CucinaBarilla

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“Un buon prodotto non basta più. Per stare in tavola, la ricetta giusta è innovare”: Matteo Gori, managing director di CucinaBarilla ha raccontato la sua esperienza in Barilla all’Open Innovation Lab. L’evento si è svolto il 2 febbraio presso la sala espositiva di Cooperativa Ceramica d’Imola ed è stato organizzato da Imola Informatica, Innovami e dall’Università di Bologna.

Il cambiamento nel modello di business

Il progetto CucinaBarilla, lanciato nel 2015 dopo diverse sperimentazioni, prevede l’utilizzo di un forno particolare, disegnato in partnership con Whirpool, per cucinare una serie di piatti pronti sviluppati da Barilla. Il forno è in grado di leggere quantità d’acqua, tempo, modalità di cottura e temperatura da una etichetta RFID (Radio Frequency Identification) presente sulle confezioni dei prodotti. Per questo il forno Cucina Barilla “cucina al posto tuo e lo fa sempre bene”.

Nel suo racconto Matteo Gori ha evidenziato come, partendo da un modello di business che non funzionava, l’azienda ha avuto il coraggio di ammettere l’errore e rivedere completamente il progetto.

All’inizio infatti occorreva acquistare separatamente forno e piatti pronti sui canali di vendita tradizionali della grande distribuzione. Il costo del forno, anche se può essere usato come un normale microonde, è abbastanza elevato (699 €) e difficilmente le persone sono incentivate a sperimentare.
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Cybersecurity: la difesa è nel valore umano

David Bevilacqua - Yoroi

David Bevilacqua – Yoroi

La cybersecurity è uno dei temi più popolari degli ultimi anni. Noi di Imola Informatica pensiamo che sia una questione culturale prima che tecnologica.

Per questo motivo abbiamo chiesto a David Bevilacqua di parlare all’Open Innovation Lab di Cybersecurity e di società digitale.

Bevilacqua, co-fondatore di YOROI ed ex Amministratore Delegato di CISCO Italia, ha fatto un racconto appassionante di un futuro che si avvicina velocemente, fatto di miliardi di dispositivi interconnessi, e di come siamo impreparati alla difesa di questo nuovo mondo.

Un mondo dove non esiste più una distinzione tra online e offline: tutto e tutti saranno sempre connessi alla rete anche quando non ne sono consapevoli. Tutto questo migliorerà profondamente la nostra vita, ma dobbiamo prepararci a gestire questa situazione.

Ma qual è l’aspetto più tipico della cybersecurity oggi? La facilità d’attacco!

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CoderDojo: come spiegare ai bambini la programmazione nel mondo reale

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Si può portare la programmazione nel mondo reale?

A inizio estate ci siamo incontrati per ragionare sulle novità che avremmo potuto introdurre nel CoderDojo. È un’iniziativa che coinvolge molti di noi di Imola Informatica per avvicinare i bambini e i ragazzi alla programmazione e farli appassionare con attività divertenti.

Venivamo da due anni di Scratch nei quali avevamo esplorato quasi tutte le possibilità, compreso stendere l’impasto della pizza! 🙂 Negli eventi di solito portiamo anche attività di Tinkering, un metodo educativo per avvicinare bambini e ragazzi allo studio delle materie STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) in modo pratico, giocando.

Avendo notato una netta separazione tra le attività di programmazione e quelle di Tinkering, abbiamo valutato la possibilità di avvicinare le due cose: si poteva portare la programmazione nel mondo reale? C’era modo di far toccare con mano gli effetti della programmazione, fuori da un computer?

Ai bambini interesserà?

Abbiamo quindi organizzato un evento con l’obiettivo di dimostrare che i principi di programmazione possono essere connessi alla realtà, ad esempio programmando un robot per eseguire dei movimenti.

I bambini erano stupefatti ed entusiasti!

Avendo avuto un riscontro positivo, abbiamo sviluppato ulteriormente l’idea. Facendo delle ricerche ci siamo accorti che la programmazione poteva essere fatta solo nel mondo virtuale o in quello reale. I due mondi non erano realmente integrati. Ci siamo quindi inventati un mondo per bambini in cui prima si simula una soluzione e poi si verifica, nella realtà, se funziona. Vogliamo quindi condividere qualche dettaglio di questa esperienza.

Un rover su Marte!

Nell’ultimo CoderDojo abbiamo tentato una replica di alcune delle attività che la Nasa ha utilizzato con il "Mars Rover Curiosity". Immagine del portale sul quale i bambini caricavano la loro simulazione per inviarla al Mars Rover Curiosity (interpretato da un MBot)

Muovere un robot su Marte è decisamente più complicato che farlo nel cortile di casa. Ogni comando subisce un ritardo di una decina di minuti e il feedback arriva sulla terra dopo altri 10. In quei 20 minuti il rover è fermo e può affondare, scivolare o altro. Quello che si fa in queste situazioni è simulare l’ambiente in cui è presente il robot ed inviargli un pacchetto unico di istruzioni.

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Smart Factory e Smart People

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Industria 4.0? Non solo robot, ma persone!

Lo scorso venerdì 3 novembre si è svolto all’interno delle iniziative promosse dall’Open Innovation Lab (OiLab) l’incontro “Industria 4.0? Persone, non robot!” in cui è intervenuto Maurizio Mazzieri, Senior Advisor di Toyota Material Handling Italia. L’evento è nato dalla collaborazione tra Imola Informatica s.p.a, Innovami e l’Università di Bologna. In fondo trovate tutti i riferimenti e i video delle interviste.

Il tema Industria 4.0 è affascinante ed è una delle sfide più importanti che il settore manifatturiero non solo italiano dovrà affrontare nei prossimi anni. Prende il nome dall’iniziativa europea Industry 4.0, a sua volta ispirata dal progetto tedesco Industrie 4.0 e prevede forti investimenti in ambito produttivo per integrare le nuove tecnologie digitali con i sistemi fisici. L’obiettivo è innovare le imprese per essere competitive sul mercato, favorire la crescita e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi. In Italia è stato avviato un piano nazionale che prevede diversi benefici, in termini di incentivi economici e agevolazioni fiscali.

Il dibattito è stato senza slide davanti ad un pubblico misto di aziende, ricercatori, studenti, startup. È schietto e diretto Mazzieri, mi dicono che sia così anche quando tiene lezioni alla Business School di Bologna.

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Gli operai dell’industria 4.0

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Gli operai marciano verso il futuro

Quarto Stato, 1901, Di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Gli operai che marciano pacificamente verso un futuro migliore: il novecento italiano si apre, in termini artistici, con una riflessione importante sull’evoluzione della società. La stessa riflessione potrebbe essere fatta pensando all’industria 4.0 e ai possibili impatti che potrebbe avere sulla figura dell’operaio.

L’operaio oggi

Nell’immaginario collettivo, ma anche per l’ISTAT, l’operaio è una persona con una istruzione medio bassa che svolge operazioni ripetitive. Un’immagine non proprio felice se si pensa che grazie alle nuove tecnologie molti lavori saranno automatizzabili o virtualizzabili.

Eppure c’è già chi si immagina “l’operaio aumentato”, cioè un lavoratore propositivo e partecipativo. Caratteristiche che normalmente vediamo associate ad altri tipi di lavoratori su cui si fanno molti investimenti, tanto da delineare un trend chiamato il nuovo mondo del lavoro, fatto di smartworking, coworking, welfare aziendale, employer branding, coaching, fiducia e responsabilità condivisa…

Perché le aziende investono sul nuovo mondo del lavoro?

Un lavoratore che partecipa attivamente allo sviluppo dell’azienda è molto più produttivo degli altri e costa molto meno in termini di controllo e gestione.
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Industria 4.0, lavorare off-line

La business continuity e l'industria 4.0

Industria 4.0 e lavorare off-line

Nell’industria 4.0 le aziende trarranno i maggiori benefici dalla possibilità di sfruttare l’on-line (internet, cloud computing…) per migliorare la propria offerta, tuttavia credo che non debbano dimenticare l’elemento fisico che le contraddistingue, cioè le linee di produzione, e quindi darsi una corretta architettura enterprise capace di mantenere la massima operatività anche off-line.

Abbiamo infatti già assistito a diversi casi di interruzione della produzione molto significativi, per cui è bene comprendere quali scenari ci apprestiamo ad affrontare.

Interruzione della produzione a causa di un virus

Già nell’industria tradizionale corriamo il rischio di un fermo di produzione a causa di un virus, tuttavia con l’industria 4.0 viene a mancare definitivamente l’air gap, cioè quella sicurezza indotta dal solo accesso fisico alle macchine, per cui la probabilità di questa situazione è decisamente aumentata.

Per contenere l’infezione potrebbe essere necessario staccare una o più macchine dalla rete, ma questo potrebbe non essere indolore. Vanno quindi previste le giuste procedure per riportare la situazione alla normalità. Sicuramente è un tema da affrontare insieme ai fornitori, ma è bene conoscere gli anelli deboli della propria catena produttiva.
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Facciamo 4 passi nell’industria 4.0

Industria 4.0

IoT and Services (Bosch Rexroth AG)

Molti imprenditori faticano a trovare una loro via per partecipare all’industria 4.0. C’è in tutti la sensazione che non possa essere trascurata, ma non è facile tradurla nella pratica.

In questi casi è utile ripartire dai concetti base e fare ordine nei pensieri eliminando tutto il “rumore” prodotto da fornitori, media e istituzioni su questo tema.

Prima di tutto, l’industria 4.0 è un trend di cui è oggetto il settore manifatturiero e che prevede la progressiva integrazione tra i sistemi fisici (prodotti, attrezzature…) con quelli digitali (software, internet…).

L’obiettivo è usare la tecnologia informatica per innovare prodotti, modelli di collaborazione e processi industriali.

Un trend simile è già avvenuto agli inizi del 1990 nel settore finanza e ha portato alla sua radicale trasformazione e alla nascita delle fintech.

Fintech is a new financial industry that applies technology to improve financial activities.

Possiamo quindi identificare i pattern visti in finanza e capire se li ritroveremo anche nel manifatturiero. Per esempio, possiamo usare la matrice di Ansoff per classificare le diverse strategie di mercato tenute dalle banche e capire nei 4 casi quali opportunità e rischi possiamo incontrare.

1 – Market penetration
L’industria 4.0 può essere utilizzata per migliorare la propria posizione di mercato.
L’argomento è ancora abbastanza innovativo da poter essere utilizzato in termini pubblicitari e quindi si può pensare di iniziare qualche (piccolo) progetto di sperimentazione e costruire su tale progetto una comunicazione specifica.
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