CyberChallenge: la sfida tra gli studenti di Unibo per la cybersecurity di domani

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I mesi di emergenza e di lockdown non ci hanno permesso di poter riproporre l’esaltante esperienza del summer camp con i ragazzi delle superiori, un felice esperimento della scorsa estate che sicuramente ripeteremo appena possibile.

Tuttavia l’attenzione al territorio e la volontà di supportare la formazione e le nuove generazioni ci hanno fornito un altro spunto interessante! Grazie ad una collaborazione già virtuosa e consolidata con l’università di Bologna e assieme agli amici di Cesena di Cyberloop, abbiamo avuto la bella opportunità di sostenere CyberChallenge.IT, ovvero il primo programma italiano di addestramento alla cybersecurity per giovani di talento delle scuole superiori e delle università.

La manifestazione, organizzata dal CINI (Comitato Interuniversitario Nazionale per l’Informatica), ha richiamato studenti da tutta Italia, dando loro l’opportunità di sfidarsi e approcciarsi a importanti realtà nazionali ed internazionali. Un’occasione preziosa per mettere in contatto mondo accademico e aziende, formazione e mondo del lavoro, nell’ottica di una cultura spendibile e al servizio di tutti. Permettere ai talenti di esprimersi e crescere è un prerequisito fondamentale per costruire un futuro nel quale voler essere sempre un passo avanti.

I nostri complimenti vanno ai finalisti e vincitori di questa edizione:
Paolo Bazzanella (I classificato)
Mattia Bonoli (II classificato)
Pierpaolo Agamennone (III classificato)

I ragazzi sono stati proclamati giovedì 11 giugno 2020 in una ormai consueta sessione streaming alla quale abbiamo orgogliosamente partecipato.

A loro, a tutti i partecipanti e a chi crede in questi progetti il nostro ringraziamento e l’augurio di poter continuare, assieme, a scrivere le pagine del nostro futuro.

Le potenzialità e i vantaggi di JUnit 5

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Quante volte, nella vita di uno sviluppatore, ci si è trovati nella condizione di dover scrivere un test con una logica identica a quella di molti altri scritti in precedenza, in cui cambiavano solo alcuni dettagli come i parametri?
Una soluzione per evitare la ripetitività di queste situazioni è ora disponibile grazie a Junit 5.

Da Junit4 a Jupiter

JUnit è uno dei framework di test più utilizzati nel mondo Java.
Nel 2017, a undici anni dall’ultima major release, è stata rilasciata la versione 5, nota col nome di Jupiter. A differenza delle versioni precedenti, il framework è stato suddiviso in tre artefatti:
• Junit Jupiter, per contenere le API per definire i test
• Junit Vintage, per garantire la retrocompatibilità con la versione precedente di JUnit
• Junit Platform, per l’esecuzione dei test
Le novità riguardanti la parte di refactoring delle API di Jupiter sono spiegate nella documentazione ufficiale, mentre le più interessanti riguardano l’automatizzazione nella scrittura dei test, con l’introduzione di due macrocategorie: i test parametrizzati e i test dinamici.

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EKM 2019: Imola informatica alle conference di San Francisco e Parigi

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Il 2019 è stato un anno intenso e stimolante per me e per Imola Informatica nell’ambito delle attività di Enterprise Knowledge Management (EKM). In particolare, oltre alle iniziative di EKM presso i clienti, abbiamo partecipato a due eventi internazionali: EMWCon Spring 2019 e SMWCon Fall 2019.

Entrambe le conferenze sono organizzate da Wikimedia Foundation e rappresentano i due appuntamenti chiave in cui si fa il punto sullo stato dell’arte della piattaforma opensorce Mediawiki con particolare attenzione agli aspetti relativi all’Enterprise Knowledge Mangement e alle estensioni semantiche che gravitano intorno a Semantic Mediawiki.

Imola Informatica da quasi un decennio usa Semantic Mediawiki come strumento di frontend e in generale di delivery dei dati presso i propri clienti Enterprise e nell’ambito di progetti innovativi di Linked OpenData. In particolare, in questi ultimi anni Imola Informatica ha investito molto nello sviluppo di una vera e propria piattaforma di Semantic Knowledge Management da offrire ai propri clienti (e da usare anche internamente per gestire la propria conoscenza) come soluzione aperta e customizzabile di Knowlege Management su domini diversi come Enteprise Architecture, Sicurezza, Service Management, IT Governance e IT Architectures.

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Microservizi per tutti?

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Introduzione

Spesso quando si vuole realizzare una nuova applicazione o si vuole reingegnerizzarne una esistente si pensa a una architettura a microservizi. Questo tipo di soluzione è emersa negli ultimi anni come risposta a una serie di problemi come la scalabilità o la possibilità di consentire un processo di sviluppo più agile. La sua adozione porta con sé una serie di requisiti sia di processo che organizzativi che devono essere valutati in maniera approfondita. Lo scopo di questo articolo è fornire una panoramica dell’architettura a microservizi e dei requisiti per poterla utilizzare in maniera proficua.

Cos’è una architettura a microservizi?

Prima di approfondire le implicazioni legate alla realizzazione di una architettura a microservizi è opportuno darne una definizione per stabilire un “terreno comune”. Come già visto in un precedente articolo del blog, con il termine microservizi “si identifica un nuova tipologia architetturale con la quale progettare applicativi software”. Se si cerca una definizione più dettagliata, si vedrà che non ne esiste una univoca (cfr. Wikipedia) ma piuttosto si nota una visione condivisa.

A livello pratico, le principali caratteristiche che definiscono i microservizi sono:
• Comunicazione tramite protocolli di rete standard come per esempio http
• Rilascio e aggiornamento in maniera autonoma
• Realizzazione e raggruppamento per funzionalità applicative
• Realizzazione con tecnologie a seconda delle conoscenze/esigenze dei gruppi di lavoro
• Piccole dimensioni, gestione da parte di un solo gruppo di lavoro e rilascio in modo automatico (ovvero tramite software di continuos delivery)

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DevOps in pratica: come integrare filosofia e realtà enterprise

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Negli ultimi anni il termine DevOps è diventata una buzzword per molti professionisti del mondo IT. Sono proliferati articoli specialistici e contributi che approfondiscono l’argomento, ne spiegano la filosofia, gli aspetti tecnici e le implementazioni pratiche. Questo testo non ha quindi l’obiettivo di spiegare cosa sia DevOps, né il suo impatto sul modo di lavorare delle aziende: per chi volesse approfondire tutto ciò è già presente una articolata bibliografia. Qui mi interessa prendere in considerazione alcune pratiche ampiamente diffuse per implementare DevOps e come queste vengono adottate nella pratica quotidiana, soffermandomi in particolare sull’approccio al cambiamento, sui processi gestionali e sui processi tecnici. In tutto questo il ruolo del consulente è fondamentale.

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Ici, c’est Paris: SMWCon Fall 2019

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foto di gruppo davanti alla Tour Eiffel

Parigi, settembre 2019: un gruppo di persone aspettava l’inizio del nostro intervento… Matteo Busanelli ed io eravamo al SMWCon nella sua veste autunnale, un evento che ogni anno riunisce sviluppatori, utenti, organizzazioni o semplicemente curiosi attorno all’ecosistema di Mediawiki e SemanticMediawiki sulle tematiche di knowledge management.

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OiLab summer Camp, l’informatica da toccare con mano

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Si è concluso l’Open innovation lab Summer Camp: la prima edizione ha coinvolto, per una settimana, una ventina di ragazzi e ragazze tra i 12 e i 18 anni in attività di gioco e programmazione insieme a tutor e consulenti di Imola Informatica.

I ragazzi hanno potuto scegliere tra diverse attività:

  • sviluppare un gioco online per imparare i principi architetturali di una applicazione a tre livelli;
  • realizzare un cluster di Rancher su Raspberry per lavorare a container e giocare con i principi di alta affidabilità tipica alle infrastrutture di rete moderne;
  • programmare delle macchine Arduino, dotate di sensori per seguire un percorso prestabilito alla massima velocità possibile.

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Perché per un Biomedico è interessante sviluppare software IT?

Cosa fa un futuro ingegnere biomedico a Imola Informatica, una società di consulenza IT per il business? Sembrano due mondi diametralmente opposti, e invece grazie al mio tirocinio ho trovato modo di acquisire le competenze che cercavo.

Sono un laureando di Ingegneria Biomedica all’Università di Bologna. Uscito dal liceo Scientifico-Tecnologico, ho scelto questa branca di ingegneria per il forte carattere interdisciplinare che poteva offrire. Per sua natura, le materie trattate erano principalmente di origine elettronica, ma non mancavano ovviamente nozioni di meccanica, approcci base al management del comparto ospedaliero e anche alla programmazione di base.

Mano a mano che avanzavo nella carriera universitaria e mi informavo sul mondo dell’industria ospedaliera, ho notato come anche questa fosse simile al “normale” mondo business. Il passaggio all’industria 3.0 ha rivoluzionato anche il mondo della clinica e della diagnostica, per esempio tramite tutti gli approcci per bioimmagini, e inevitabilmente vedo che tutto il settore tende a muoversi in direzione dell’industria 4.0.
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Microservizi: perché dovrebbero interessare anche il business e non solo i tecnici IT

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Con il termine “microservizi” si identifica un nuova tipologia architetturale con la quale progettare applicativi software. È da un po’ di tempo che tanti articoli di informatica e blog dedicano spazio a questa tematica: digitando la parola microservizi su un qualsiasi motore di ricerca si possono trovare moltissimi contributi tecnici. Tipicamente viene analizzato un aspetto tecnico identificandone i vantaggi e gli svantaggi. Meno frequenti invece sono gli interventi che cercano di fornire una visione di prospettiva su come questo nuovo approccio innovativo alla creazione di software possa impattare sensibilmente il mondo del business, in senso generale.

Vediamo assieme perché i microservizi sono un elemento importante per le future opportunità di business.

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OiLab Summer Camp per ragazzi e ragazze

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A Imola è arrivata la prima edizione di OiLab Summer Camp, una settimana in cui proponiamo informatica avanzata a ragazzi e ragazze di età compresa fra 13 – 17 anni.

Dal 18 al 24 luglio, nella sala corsi di Imola Informatica, i giovani protagonisti del Camp possono scegliere se seguire una delle tracce di attività o se spaziare ed esplorare, in base a interessi e inclinazioni personali.

Locandina dell’evento Open Innovation Lab Summer Camp 2019

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