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L’information technology (IT) genera innovazione continua e saperla accogliere all’interno del proprio sistema informativo è all’ordine del giorno di ogni azienda competitiva che eroga servizi software.

Nella mia esperienza, la sfida risiede nel coniugare i seguenti aspetti:

  • acquisizione di nuove competenze: l’utilizzo di tecnologie e metodologie emergenti richiedono formazione e un nuovo assetto nella gestione del personale. Questo investimento non è sostenibile da tutte le imprese e spesso si scontra con un organico sottodimensionato e già oberato di attività;
  • integrazione con i sistemi esistenti: un’azienda IT ha un sistema informativo basato su una pluralità di soluzioni software che si sono succedute nel tempo. Saper conciliare le nuove tecnologie con quelle già presenti è un punto cruciale per un’adozione fattibile;
  • aggiornamento dei processi aziendali: il governo di una tecnologia è una precondizione per il suo utilizzo continuativo nel tempo. L’impresa deve aggiornare i processi interni per una gestione corretta della propria normale operatività;
  • gestione del rischio: spesso il fattore che limita il “cambiamento” è la paura delle possibili conseguenze negative (frase tipica: “è sempre andato bene, perché cambiare?”). Deve essere la lungimiranza a guidare: l’integrazione di una nuova tecnologia deve avvenire attraverso un piano prestabilito con lo scopo di creare il minor numero di problemi a tutto l’ecosistema software esistente.

In questo scenario considero fondamentale l’architettura IT perché ha il compito di “abilitare all’innovazione”. Questa disciplina detta i principi base e le linee guida di evoluzione di un sistema software dal punto di vista sia tecnologico che di processo e con l’obiettivo di governare e ridurre le problematiche descritte.

La centralità delle architetture IT è rimarcata dal tema della multicanalità: i clienti che usufruivano di servizi erogati solo attraverso il Web ora richiedono di accedervi anche con altri strumenti quali smartphone e tablet.

Innovazione e multicanalità richiedono ai sistemi informativi una “maturità” valutata dall’architetto IT sulla base degli stessi principi con cui lui modella un’architettura:

  • genericità: l’architettura non deve dipendere da uno specifico scenario di utilizzo e da un insieme prestabilito di tecnologie. Deve essere in grado di adattarsi nel tempo a nuovi contesti;
  • disaccoppiamento: i pezzi che compongono il modello di un’architettura devono essere fra loro indipendenti. Si raggiunge questo concetto utilizzando standard open per realizzare le interazioni fra i vari componenti;
  • manutenibilità: ciascun componente architetturale ha un proprio ciclo di vita che deve essere indipendente dagli altri. In questo modo risulta più semplice la gestione delle evoluzioni e la risoluzione di errori;
  • facilità di integrazione: il modello architetturale deve essere tale da accogliere con semplicità nuovi componenti;
  • scalabilità: a fronte di un elevato utilizzo del sistema informativo deve essere possibile modificare l’architettura in modo tale da sostenere il nuovo carico.

Credo che l’architettura IT debba essere un elemento di continuità all’interno di un’azienda e che richieda personale dedicato: instaura un processo di cambiamento non solo del sistema informativo ma anche alla cultura stessa delle persone perché impatta il loro modo di lavorare e comunicare.

Solo con una reale presa di coscienza di questo tema è possibile fare il salto di qualità e dare la possibilità alla propria azienda di innovare.